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mercoledì 3 giugno 2009

Bing


Vi segnalo una cosa che mi ha fatto sorridere.
Stavo provando il "nuovo" motore di ricerca appena lanciato da Microsoft e cercando "centro commerciale roma est" il primo risultato degli organici è stato Apple.com con il suo Apple Store... curioso!

lunedì 3 novembre 2008

OpenID e il concetto di privacy

Privacy online: quando se ne parla mi viene sempre da sorridere. E quando se ne parla tirando in ballo i soliti "noti" (Google, Microsoft e i vari compagni di merende) mi viene ancora più da sorridere.
OpenID, ovvero la possibilità (finalmente) di poter accedere con una unica "chiave" di accesso, passatemi la ripetizione, a tutti i servizi che utilizziamo online.
Tralasciando i tecnicismi sul suo funzionamento e concentrandoci invece sul tema della privacy legato all'OpenID, quello che noto è che si cominciano già a delineare due grossi schieramenti: chi finalmente non vede l'ora di avere questa unica "chiave di accesso" dimenticandosi per sempre svariate ID e password (alcune inevitabilmente perse nei meandri della propria presenza online) e chi invece ritiene che l'unicità di questa ipotetica, neppure più di tanto, chiave di accesso possa in qualche modo minare la propria privacy online.
Fermo restando sul fatto che mi trovo pienamente d'accordo che un minimo di privacy debba comunque essere garantita, se una persona ha davvero paura che quello che fa online possa in qualche modo essere "visto" da terzi (siano essi una fantomatica Big G, Microsoft, etc. etc.) allora non dovrebbe proprio essere online, non dovrebbe avere un account Gmail o un profilo MSN, non dovrebbe usare i vari messenger, non dovrebbe essere su Facebook... mi fermo qui altrimenti non mi basterebbe l'intero blog.
Leggevo qualche tempo fa di una ricerca condotta sui digital native e sulla loro percezione della privacy. Quello che mi stupì leggendo i risultati era che i giovani "digitali" non hanno tanto paura che alcune "aziende" o "istituzioni" possano in qualche modo conoscere i loro comportamenti online, ma hanno paura della violazione della propria privacy da parte della stretta cerchia di persone che in qualche modo gli sono vicine (genitori in primis): i digital native, insomma, hanno paura che un genitore possa sapere quello che fa online, con chi chatta, che siti vede, il proprio profilo su Facebook etc. etc. Delle "istituzioni" gliene frega il giusto.
Non credete sia il caso di cominciare a rivedere il concetto stesso di privacy come lo abbiamo conosciuto finora?

giovedì 3 luglio 2008

Web semantico, ci credete?

Prendo spunto dalla notizia dell'acquisizione da parte di Microsoft del motore di ricerca semantico Powerset per parlare di un argomento che in questi mesi è un pochino sulla bocca di tutti quanti. Mi riferisco al web semantico e ai motori di ricerca semantici, ovvero, per dirla in parole povere, quei search engine che dovrebbero consentire ricerche tramite linguaggio naturale. In sostanza dovrebbe essere possibile interrogare il motore di ricerca come se parlassi con un'altra persona (la defizione di cosa è il web semantico potete trovarla su Wikipedia).
Non c'è dubbio che il web semantico sarà il futuro, su questo non discuto. Quello che però mi chiedo è: siamo così sicuri che le persone si rivolgeranno ai motori di ricerca semantici per quello che sono? O forse in questi anni il web ha talmente cambiato le nostre abitudini che riteniamo "naturale" rivolgerci ai motori di ricerca in un linguaggio che non è il linguaggio naturale?