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domenica 28 febbraio 2010

Una domanda

Sulla questione dei dirigenti Google condannati per il video del ragazzo disabile "preso in giro" dai compagni di classe: è corretto che sia condannato il responsabile del contenitore invece di condannare il responsabile del contenuto?
Significativo il titolo di un post uscito su TechCrunch: "Può qualcuno dire a questo giudice italiano cosa è Google video?".

giovedì 25 giugno 2009

Etching View Street

Esiste il confine tra arte e web?
Etching View Street è un'incisione laser su plexiglass realizzata da un mio amico (Carlo Pecoraro) che abbatte proprio questo confine... bravo Carlo!

giovedì 18 giugno 2009

Google AdWords Addiction

Ho letto poco fa un interessantissimo post sul tema search.
Nel post si paragona l'utilizzo della search all'utilizzo di una droga.
Una persona che fa uso di droghe spende un po' di soldi per comprarsi una dose che una volta utilizzata lo fa sentir bene. Poi gli effetti finiscono. A questo punto la persona spende un po' più di soldi per comprarsi più droga. Poi gli effetti finiscono di nuovo. Allora ha bisogno di trovare ancora più soldi per comprarsi ancora più droga e tutto questo porta inevitabilmente ad esaurire il suo budget e a non avere più droga per sentirsi meglio.
La stessa cosa accade con Google. Si inizia comprando un po' di Google AdWords che generano un po' di leads che fanno star bene il management. Poi, visti i primi risultati, si investe un po' di più per comprare ancora più leads, sempre più richiesti. Quindi si comincia a chiedere più budget per comprare sempre più leads e così via.
Vi starete chiedendo: e cosa c'è di sbagliato in tutto questo?
Il problema è che non si sta costruendo un vero asset per l'azienda, quello che si sta facendo è semplicemente comprare click che si esauriscono molto velocemente. Non si sta facendo niente per fare in modo che i leads si incrementino "spontaneamente" mese dopo mese riducendo il proprio investimento.
Quale potrebbe essere la soluzione?
Oltre ovviamente a lavorare sul SEO, sta diventando sempre più importante lavorare sul tema blogging e sui social media. Questo perchè bisogna cominciare a spostare il concetto di essere presenti sulle pagine di ricerca verso un concetto di percezione che gli utenti hanno del brand e dei propri prodotti in base ai risultati che escono nelle SERP.
Pensate a questa cosa: siamo tanto bravi da risultare con il Prodotto X al primo posto nei risultati organici, al secondo posto però c'è un post di un blog che parla malissimo del nostro Prodotto X. Che percezione pensate abbia l'utente del Prodotto X?
Forse allora non è tanto importante essere presenti sulle pagine dei risultati, quanto fare in modo che le pagine dei risultati abbiano dei contenuti che facciano percepire positivamente il nostro brand, siano essi contenuti presenti sui blog, sui forum o dove volete.

venerdì 21 novembre 2008

Blackle - Energy Saving Search

Ammetto la mia ignoranza: non conoscevo il progetto Blackle fino a quando non me ne ha parlato un mio collega questa mattina. Blackle è un motore di ricerca, basato sul Google Custom Search, che promette un risparmio energetico poiché utilizza pagine con sfondo nero che per caricarsi consumano meno energia di pagine con sfondo bianco. Secondo i suoi ideatori, l'utilizzo di Blackle su larga scala dovrebbe consentire di risparmiare parecchi megawatt l'anno.
Ultimamente sto cominciando a pormi sempre più domande sul consumo energetico e su come noi comuni mortali potremmo effettivamente contribuire a ridurlo.
Sempre maggiori sono gli stimoli al riguardo (vedi la bellissima campagna "Switch" di MTV), ma ancora poche le persone che effettivamente provano a fare qualcosa. E tra queste mi ci metto anche io che, pur sensibile all'argomento, sono tuttavia molto combattuto sull'efficacia o meno di comportamenti ECB (ovvero Energetically Correct Behavior, un termine che mi sono inventato e che mi piace) da parte dei comuni cittadini. Credo che anche se tutti adottassimo tali comportamenti, questi inciderebbero davvero in misura marginale sul problema globale. Ma lo dico da ignorante e senza avere dati alla mano, quindi potrei sbagliarmi. Comunque, pur rimanendo col dubbio, forse imposterò Blackle come default page del browser invece di lasciarla blank e stasera proverò a non lasciare la TV in stand-by prima di andare a letto. Per ora, di sicuro, spengo il mio Mac.

Fonte immagine: Blackle.com

lunedì 3 novembre 2008

OpenID e il concetto di privacy

Privacy online: quando se ne parla mi viene sempre da sorridere. E quando se ne parla tirando in ballo i soliti "noti" (Google, Microsoft e i vari compagni di merende) mi viene ancora più da sorridere.
OpenID, ovvero la possibilità (finalmente) di poter accedere con una unica "chiave" di accesso, passatemi la ripetizione, a tutti i servizi che utilizziamo online.
Tralasciando i tecnicismi sul suo funzionamento e concentrandoci invece sul tema della privacy legato all'OpenID, quello che noto è che si cominciano già a delineare due grossi schieramenti: chi finalmente non vede l'ora di avere questa unica "chiave di accesso" dimenticandosi per sempre svariate ID e password (alcune inevitabilmente perse nei meandri della propria presenza online) e chi invece ritiene che l'unicità di questa ipotetica, neppure più di tanto, chiave di accesso possa in qualche modo minare la propria privacy online.
Fermo restando sul fatto che mi trovo pienamente d'accordo che un minimo di privacy debba comunque essere garantita, se una persona ha davvero paura che quello che fa online possa in qualche modo essere "visto" da terzi (siano essi una fantomatica Big G, Microsoft, etc. etc.) allora non dovrebbe proprio essere online, non dovrebbe avere un account Gmail o un profilo MSN, non dovrebbe usare i vari messenger, non dovrebbe essere su Facebook... mi fermo qui altrimenti non mi basterebbe l'intero blog.
Leggevo qualche tempo fa di una ricerca condotta sui digital native e sulla loro percezione della privacy. Quello che mi stupì leggendo i risultati era che i giovani "digitali" non hanno tanto paura che alcune "aziende" o "istituzioni" possano in qualche modo conoscere i loro comportamenti online, ma hanno paura della violazione della propria privacy da parte della stretta cerchia di persone che in qualche modo gli sono vicine (genitori in primis): i digital native, insomma, hanno paura che un genitore possa sapere quello che fa online, con chi chatta, che siti vede, il proprio profilo su Facebook etc. etc. Delle "istituzioni" gliene frega il giusto.
Non credete sia il caso di cominciare a rivedere il concetto stesso di privacy come lo abbiamo conosciuto finora?

lunedì 29 settembre 2008

Google, sono il quarto fondatore

Avete letto bene: siete sul blog del quarto fondatore di Google, nonchè terzo fondatore di MySpace e quinto fondatore di Facebook. Twitter? Ah si, non ho partecipato alla sua fondazione ma ho solamente collaborato alla scelta del nome e redatto le prime bozze del business plan (Twitter ha un business plan?).
Mi ha fatto sorridere la notizia in cui il presunto terzo fondatore di Google, Hubert Chang, stia rivendicando la co-paternità del più noto motore di ricerca e stia cercando di far affiancare il suo nome a quello di Larry Page e Sergei Brin.
A questo punto non vi resta che agire, prendervi un buon avvocato, trovare un professore universitario in cerca di fama e cominciare la vostra azione legale nei confronti di Google perchè è giusto che ciascuno di noi possa avvalersi del diritto di veder affiancato il proprio nome a quelli di Page e Brin... in fondo, abbiamo o non abbiamo un po' tutti contribuito a "fondare" Google?

mercoledì 30 luglio 2008

Mediaset chiede i danni a Google e YouTube

Siamo alla follia allo stato puro!
Non posso non postare questa notizia che ho appena letto sul sito del Corriere e che riguarda il fatto che Mediaset ha chiesto 500 milioni di euro a Google, e quindi a YouTube, perchè su quest'ultimo sarebbero presenti dei filmati, di proprietà Mediaset, per circa 325 ore che (e vorrei capire come fanno a dimostrarlo) avrebbe comportato una perdita per le tre reti televisive del gruppo di ben 315.672 giornate di visione da parte dei telespettatori. E a questo va aggiunto il danno per la mancata vendita di spazi pubblicitari, ovviamente.
Il mondo sta cambiando.
Il web è scomodo.
La logica stessa dei diritti così come è ora sarà destinata a morire (anche se posso essere d'accordo con Mediaset, allo stato dell'arte sulla legislazione dei diritti, sulla legalità di diffondere video di cui non si hanno i diritti).
Quello che però questi signori si ostinano a non capire è che la TV come la intendevano i nostri nonni sta lentamente scomparendo. E loro che fanno, invece di ringraziare Big G e il suo YouTube per aver diffuso i filmati presso un pubblico che non avrebbe mai visto tali filmati in TV, gli chiedono pure i danni.
Mi sembra di assistere ad uno degli ultimi colpi di coda di un grosso lucertolone agonizzante.

martedì 15 luglio 2008

HealthMap - è davvero utile?

E' stato da poco lanciato HealtMap, il servizio, realizzato da Google in collaborazione con il WHO, Harvard e il Boston Children's Hospital, che mostra la diffusione delle epidemie a livello mondiale.
Il servizio, graficamente molto usabile e di facile lettura (viene evidenziato se l'epidemia è locale o nazionale e il suo "heat index" - vedi qui per la spiegazione), in questa fase viene esaltato come uno strumento in grado di monitare le emergenze sanitarie e facilitarne la gestione (come riporta il corriere.it).
Come funziona? Semplice: il sistema raccoglie dati da diverse fonti tra cui anche account personali e alert ufficiali della World Health Organization e li posiziona sulla mappa in base ai criteri di cui sopra. E nella consultazione è anche possibile scegliere una scala temporale di riferimento.
Bene, fin qui tutto bello (a parte il tema di cui si sta parlando). Quello che mi chiedo però è, ma non si corre il rischio di un eccessivo allarmismo? Sicuramente è uno strumento utile per chi deve mettersi in viaggio, ma non credo posa essere la fonte esclusiva da cui apprendere le informazioni sullo "stato di salute" di un paese. Ad esempio, se prendiamo come periodo di riferimento dal 15 giugno al 14 luglio, dalla mappa in Italia abbiamo emergenze, a livello nazionale, per: malattie causate da cibo, salmonella e malattie del bestiame.
Se foste un turista che deve venire in Italia e visualizzaste questa mappa, verreste?
Credo sia necessario insegnare a leggere la mappa...

lunedì 30 giugno 2008

Google e il nuovo modo di apprendere


E' cambiato il nostro modo di leggere. Ed è cambiato grazie a internet.
Secondo un articolo di Nicholas Carr sul The Atlantic Monthly, la possibilità di avere a disposizione una mole insostenibile, per il nostro limitato cervello, di informazioni (internet) accessibile in maniera veloce e puntuale (grazie ai motori di ricerca, dove Google sicuramente la fa da padrone) porta ad una modalità di assorbimento delle informazioni in piccoli frammenti e quindi, a detta sua, all'incapacità di assorbire concetti complessi. E quindi, sempre a detta sua, a diventare più stupidi.
Come al solito, i mezzi di informazione ormai allo sbando titolano "Google ci fa diventare più stupidi" non rendendosi conto di quanto, invece, sia stupido l'aver scritto una cosa del genere. Primo, perchè non è dimostrata una correlazione diretta tra le diverse modalità di assorbimento delle informazioni e la stupidità; secondo perchè il focus dovrebbe andare verso la capacità di qualsiasi motore di ricerca (e non solo di Google) di aprire le porte dell'informazione ed è la mole delle informazioni che ci porta ad assorbirle in maniera diversa, non il motore di ricerca che ci fa arrivare alle informazioni; terzo, perchè non valorizza l'apporto all'accesso dell'informazione che è stato possibile proprio grazie ai motori di ricerca e a Google in particolare, visto il suo market-share.
Vi siete mai fermati a riflettere su cosa sarebbe internet senza i motori di ricerca? Forse in quel caso diventeremo stupidi a cercare le informazioni.